
FRANZ CANNIZZO
SCATTI DI MEMORIA
CATANIA, OGNINA, IL RESPIRO DEL TEMPO E DEL MARE!
All'alba del Novecento, quando il mare di Ognina parlava ancora con la voce antica dei rematori e delle barche di legno, la borgata viveva il suo momento di grazia e ambizione. Era il tempo in cui i signori della città, presi da un'ardente corsa all'eleganza, scendevano verso la costa per scegliere il loro angolo di paradiso: un giardino accanto alla lava, una terrazza sospesa sull'acqua, un sogno di pietra affacciato sull'eternità.
Il principe Reburdone fu tra i primi a cedere al richiamo del mare. Là dove il molo ottocentesco abbracciava la scogliera bassa e sabbiosa, egli fece costruire il suo palazzo regale (a sinistra dello scatto. Il palazzo fu poi distrutto dai bombardamenti Anglo - Americani), con il basalto ai piedi e la brezza a fargli compagnia.
Dalla sua ampia terrazza balaustrata, ogni tramonto sembrava una cerimonia privata. Ma non durò a lungo la pace di quelle vedute: poco più in là, i baroni Bonajuto, mossi da un legittimo orgoglio, aggiunsero un piano alla loro casa terrana. Così nacque la disputa, silenziosa e ostinata come solo le rivalità nobiliari sanno essere, una guerra di prospettive tra cielo, mare e vanità.
Nel cuore del giardino Bonajuto, nascosto fra siepi e ombre profumate di gelsomino, si apriva il "biviere", una piscina naturale che respirava col mare.
Lì, le acque dolci del fiume Longone si mescolavano con le onde salse, in un dialogo segreto che sembrava racchiudere il mistero stesso di Ognina: la convivenza perfetta tra terra e mare, tra quiete e tempesta.
Più in alto, la famiglia Coco si era letteralmente addossata ai muri della vecchia chiesa seicentesca, inghiottendo la torre saracena e chiudendo il suo giardino che un tempo guardava il mare aperto. Di quell'antico splendore restano memoria i tratti dei pennelli di Jean Ouel, che lo fissò in un dipinto oggi raro come una reliquia.
Di quella stessa chiesa ci parla Saverio Fiducia nelle sue Passeggiate sentimentali. Racconta di un portico a quattro archi dove i pescatori si radunavano, durante i giorni di vento e malinconia, per imprecare contro il cielo e la sorte. Poi aggiunge, con amara ironia, che gli archi venivano chiusi per costruire una casa abusiva, segno di un mondo già distratto, già deciso a cancellare la propria storia.
Accanto sorgeva palazzo Marano (a destra dello scatto), costruito direttamente sulla sabbia, oggi tempio di sete e merletti ed abiti, ma un tempo simbolo di fervore e carità. Fu don Pietro Marano, nel 1889, a partire per Parigi dopo che un incendio aveva distrutto la statua della Madonna.
La ordinò ai fratelli Delin, raffinati artisti francesi, riportandone una di splendida bellezza, quella stessa che ancora veglia sulla borgata. Sua moglie, autoritaria e rispettata, era chiamata da tutti "a Patria": una donna che incuteva rispetto e incanalava nella sua figura la forza di un tempo matriarcale e orgoglioso.
"U pitroliu di don Pitrinu, a dudici sordi o litru!"
Il grido dei venditori che risuonava per le strade
I Marano possedevano raffinerie di zolfo e una delle prime case cinematografiche e per le strade si sentiva ancora il grido dei venditori che intonavano: "U pitroliu di don Pitrinu, a dudici sordi o litru!" Era un'epoca in cui persino l'odore dell'olio sapeva di casa e di speranza.
Si dice che don Pietro, uomo brillante e irrequieto, dissipò i suoi averi tra passioni e leggerezze. Poi, un giorno, salpò per l'America con la moglie e la sorella Nedda. Di lui non rimase che un'eco di racconti e un nome sussurrato al tramonto, quando le onde lambiscono ancora le vecchie mura.
Poi vennero gli anni Sessanta e tutto cambiò. Il verde fu inghiottito dal cemento, le ville si fecero quartieri senza poesia, la spiaggetta, un tempo viva di risate e remi, divenne un luogo d'ombra e detriti.
Il profumo del mare restò lo stesso,
ma era come se non appartenesse più a nessuno.
Vieni a Scoprire Ognina
Soggiorna nel cuore di questa storia millenaria. Il B&B Borgo Ognina ti aspetta per farti vivere l'autenticità di un luogo dove il tempo e il mare continuano a dialogare.
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